“A scuola imparo a giocare senza limiti”

Berdun, il campione paralimpico che insegna basket ai bambini.

Si sa, i bambini sono curiosi. Figurarsi se vedono il loro allenatore di basket che si alza — un gigante per loro — palleggia, salta, gira su sé stesso e intanto spiega l’esercizio. Il tutto stando in equilibrio su una gamba sola. Si tratta di Adolfo, il loro nuovo coach.

Succede a Verano Brianza, dove all’istituto scolastico di via Nazario Sauro, i bambini di seconda elementare apprendono durante l’ora di ginnastica i rudimenti della pallacanestro (in piedi) da un atleta con disabilità. E che atleta: il capitano della nazionale argentina di basket in carrozzina, Adolfo Berdun, guardia della Briantea84 Cantù, formazione con la quale si è laureato campione d’Italia 2020-2021.

Una mattina alla settimana è dedicata ai piccoli alunni delle elementari, con i quali veste i panni dell’allenatore in un progetto ideato dalla Polisportiva veranese insieme all’istituto scolastico chiamato «A scuola imparo a giocare senza limiti». Iniziativa al quale ha aderito Briantea84, con il contributo della Bcc di Carate e il patrocinio del Comune. «È emozionante, è bello vederli correre insieme dopo che sono stati tanto tempo al chiuso». Berdun, 39 anni, arriva dalla provincia di Buenos Aires. Da ragazzino giocava a calcio e sognava di diventare un portiere. Poi un camion, mentre andava in bicicletta, gli ha portato via la gamba sinistra, all’età di 13 anni. «Dopo ho scoperto il basket in carrozzina. Ho ricominciato a muovermi e mi è tornato il sorriso. Ero il più giovane, andavamo in trasferta in pulmino coi compagni, viaggi infiniti, l’Argentina è grande: lì ho imparato tanto della vita, non solo dello sport».

Dopo aver vestito varie maglie in Italia (dove si trova ormai da 20 anni), approda alla Briantea84, realtà molto attenti al coinvolgimento dei suoi atleti nelle scuole. «La prima lezione è andata molto bene, sono arrivato, ho detto loro “ciao sono Adolfo, cominciate a correre” e basta. «L’importante per loro è stare insieme e giocare».

Il progetto riguarda basket e pallavolo nelle scuole. Doveva partire un anno fa, ma gli ovvi motivi legati alla pandemia in corso lo hanno fatto slittare. Centrale è l’aspetto inclusivo: «Tutti i bambini sono coinvolti nelle lezioni, compresi gli alunni con disabilità, qualunque essa sia, nell’ottica di un apprendimento reale e concreto della parola inclusione. Per pensare al limite come a una linea da oltrepassare e non come a un impedimento assoluto», spiega il dirigente Gianni Rivolta. Non si tratta solo di una bellissima immersione nello sport giocato in favore dei più piccoli, ma anche della straordinaria opportunità di raccontare, nei fatti molto più che a parole, cosa è lo sport paralimpico trasmettendo il messaggio più forte, ovvero che la pallacanestro, in fondo, è UNA SOLA.